ARTE
/
Kiefer
di Stefano Mosena
Arte / Kiefer e la poesia del
piombo
di Stefano
Mosena
La tragedia,
ecco la parola. La tragedia che sublimandosi diventa poesia, ma
conserva un residuo di malinconica tristezza misto a dolore. La
salvezza che arriva dopo l’espiazione. L’opera stessa dalla
quale si viene travolti è insieme tragedia e salvezza. Anselm
Kiefer è probabilmente uno dei pochi artisti che sia riuscito a
portare la pittura fuori dalla tela invadendo lo spazio con
istallazioni che conservano il carattere metaforico e misterioso
dell’opera bidimensionale. Con questo voglio dire che le sue
istallazioni trasudano pittura e questo le rende grandiose. Ma
definire i quadri di Kiefer “quadri” è probabilmente un errore,
sicuramente è riduttivo. In lui concorrono elementi di ogni
genere: sassi, filo spinato, legno, paglia, gommalacca, piombo,
fotografie, xilografie, fiori, sabbia. Tutto è il campo
dell’arte in lui, per questo gli elementi estranei, come il
piombo per fare un esempio, diventano elementi evocativi che ci
proiettano in un mondo altro.
Diventano
elementi di pittura, entrano a far parte del magma che li rende
altro; quindi non un’operazione di recupero stile arte povera,
il suo è un mondo dimentico che sembra familiare ma che non
conosciamo, come quando si guarda un vecchio dagherrotipo e ci
si chiede chi siano quelle persone, se siano ancora vive. Così
ci interroghiamo sull’opera di Kiefer, non sul suo modus
operandi ma sulla provenienza di quelle immagini, di quella
tragedia che si fa catarsi nel fruitore come nell’artista. Il
suo linguaggio è salvifico, la tavolozza è in grado di salvare
l’uomo da se stesso e dal dramma della guerra si materializza
ora in angelo ora in tavolozza alata. Come sfogliare un libro
fatto di pagine di piombo? un libro ricoperto di sabbia? uno di
catrame? Eppure questi libri di grandi dimensioni (60x 40)
conservano un fascino, una ieraticità, celano un mistero che non
si trova nelle pagine ma nell’essenza del libro come oggetto: il
libro rappresenta l’anello di congiunzione, lo spazio dei
sospiri, il veicolo della poesia. Così Kiefer ci consegna questi
suoi testi pieni a volte di fotografie, di nomi e di sigle che
ricordano che l’uomo in un determinato momento storico è stato
anche un numero. Kiefer attraversa la storia nella sua parte più
buia uscendone da eroe. Mi viene da pensare ad una sua mostra,
che probabilmente molti avranno avuto modo di vedere, tenutasi a
Roma nel 2005 all’Accademia di Francia: erano presenti i suoi
libri, messi in teche di vetro progettate dall’artista creando
un gioco di rimandi con i reperti storici, con la preziosità dei
libri miniati che non possono essere sfogliati perché troppo
fragili, amplificando dunque il senso di mistero. Ma
probabilmente l’emozione più grande la dava una sorta di lunga
sala a volta fatta di mattoni rossi, il laterizio romano, il
muro che si rendeva nudo per dialogare con dei letti infossati
di piombo. Una della migliori istallazioni che io abbia mai
visto. Cosa la rendeva grande?! La sua comunicatività, e chi
crede che le istallazioni siano sempre e soltanto “rumenta”
avrebbe fatto bene a vedere questa: una sorta di scenografia
della memoria, sembrava un palcoscenico abbandonato dai suoi
attori. Lasciato ancora lì per testimoniare l’esistenza del
dolore, l’esistenza dell’uomo. Poi si passava in una piccola
sala dove uno stupendo vestito di gesso e di rami veniva
illuminato da una lampadina. Del resto ricordo solamente il gran
freddo di quel giorno a Roma, scese una leggera spruzzata di
neve. Significativa coincidenza, perché per Kiefer l’arte è un
rapporto tra Himmel e Erde cioè tra cielo e terra: il cielo
tavolozza salvifica e la terra i suoi elementi magmatici (terra,
fango, sabbia). Questo artista è tutto ciò ma anche molto di
più. Il magma si fa misterioso di fronte alle immense
costruzioni dell’uomo antico, questi palazzi di culto esercitano
una ieraticità e una spiritualità che è in realtà la sua vera
poetica. E il fatto che della sua vita non si sappia molto, in
un’era dominata dalla televisione dove in qualche modo esisti
solo se sei visto e visibile, Kiefer chiude il cerchio negandosi
in perfetta linea con il suo lavoro: l’artista è dentro i suoi
quadri.
didascalia foto:
Anselm Kiefer / Grab des unbekannten Malers /
Tomba del pittore ignoto, 1983. Olio, emulsione, gommalacca su
tela, 134x229 cm Collezione Anthony d'Offay, London